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    July 12

    La Sentenza...

    La Sclerosi Multipla, chiamata anche sclerosi a placche, è una malattia infiammatoria cronica demielinizzante che colpisce il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale). La grande variabilità dei sintomi che la caratterizzano è conseguenza di un processo di degenerazione della mielina, da qui il termine demielinizzante. La mielina costituisce il materiale che riveste i nostri nervi, permettendo la trasmissione rapida ed integra degli impulsi nervosi. Se in uno stato di normalità le informazioni nei nervi sono trasmesse a 100m/s, in un individuo affetto dalla sclerosi multipla la velocità scende gradualmente a 5m/s. Nel corso della malattia la distruzione delle guaine mieliniche causa il blocco o rallentamento degli impulsi che vanno dal sistema nervoso centrale verso le diverse parti del corpo e viceversa. Le aree in cui la mielina è stata danneggiata vengono anche dette placche. Da ciò deriva l'appellativo sclerosi a placche.

    Nel ringraziare il vecchio e caro wikipedia per la preziosa collaborazione fornita, torno oggi sul mio blog con una triste divagazione: un doveroso pensiero per chi, su un maledettissimo foglio di carta bianca, scritto con caratteri pressochè indecifrabili, tipici dei neurologi, ha impresse quelle due terribili parole, due parole che dal momento in cui vengono scritte lo accompagneranno per il resto della vita, come un tatuaggio impresso a fuoco...  SCLEROSI MULTIPLA. Una diagnosi impietosa, terrificante, avvilente. Una di quelle notizie ce ti lasciano senza fiato. A me è toccato l'arduo compito di leggere quel foglio, portato con indifferenza dal mio paziente, come se ci fosse scritto "raffreddore", spiegare cose ce non dovevo essere io a spiegare, fornire dettagli che non dovevo essere io a fornire, gestire emozioni che non dovevo essere io a gestire. Quando ho letto, ad alta voce, quella terribile condanna ho alzato lo sguardo ed ho incrociato gli occhi atterriti del mio paziente, ignaro di tutto. Non dovevo essere lì in quel momento, non io, non toccava a me... Ho dovuto trovare delle parole di circostanza, quelle parole a cui non credi neanche tu quando le pronunci, imbarazzanti scuse palesemente tali. Non potevo convincerlo che si trattasse di una cosa da niente. Non è  una cosa da niente. In questi giorni mi capita spesso di pensarci, quale terribile fatalità è toccata a costui, che ha fatto per meritarsela? La risposta è sempre la stessa: quello che hanno fatto tutti quelli che si portano condanne simili, niente. Così doveva andare. Vi saluto ragazzi, non ho tanto altro da raccontarvi. A presto.

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